Papa Leone XIV lancia un grido dal cuore del Mediterraneo

Una delegazione degli “Stati Uniti del Mondo” ha accolto Papa Leone XIV che, appena arrivato a Lampedusa, subito si è recato al locale cimitero per rendere omaggio alle tombe dei migranti senza volto e senza nome, dinanzi ai quali rimane a pregare in silenzio e depone una corona di fiori.
“Ho provato una grande commozione - ha affermato il Segretario generale Michele Capasso - quando ho visto il Papa dinanzi ai loculi che anni fa abbiamo destinato ai migranti senza nome, e poi il ricordo della visita di Papa Francesco, tredici anni fa, in questo stesso periodo”.
Subito dopo la tappa alla Porta d'Europa con l'incontro con una famiglia di migranti e la potente immagine del Papa Leone sugli scogli dinanzi al mare, dove l’orizzonte è rivolto alle terre da dove provengono i nostri fratelli obbligati a espatriare per ritrovare quella libertà e dignità loro negate.
Papa Prevost benedice poi una stele che ribattezza il Molo Favaloro in “Molo Papa Francesco”.
In questo lembo di terra più vicino alla Tunisia che all’Italia, Papa Leone XIV sceglie di spegnere le parole per lasciare spazio al peso della memoria e del dolore: resta in silenzio per tutta la prima, breve, parte del viaggio. Quella che lo conduce al cimitero di Cala pisana, poi alla Porta d’Europa e infine al Molo Favaloro, da oggi rinominato Molo Papa Francesco. Non ci sono parole, né discorsi e tantomeno proclami, soprattutto politici, da parte del Papa; c’è un vuoto sospeso con la nuda realtà delle rotte migratorie. Quella che raccontano le croci realizzate col legno dei barconi recuperati dalle traversate nel Mediterraneo, senza nomi, date, volti; che raccontano le ciotole, i cappelli e gli oggetti di uso quotidiano incastonati nei blocchi di ceramica e ferro zincato della Porta d’Europa; che raccontano i volti, sorridenti più o meno, dei venti migranti fatti uscire oggi dagli hotspot e portati dinanzi alla stele dedicata a Papa Bergoglio.




