Seconda edizione del “Tavolo Iftar di Ramadan 2026”

Il Segretario generale prof. Michele Capasso ha partecipato alla seconda edizione del vertice interreligioso “Il Tavolo Iftar di Ramadan 2026”: un evento che promuove l’unità tra Islam, Cristianesimo ed Ebraismo organizzato dalle Ambasciate dell’Azerbaigian e del Marocco presso la Santa Sede, con il sostegno della Direzione dei Musulmani del Caucaso e l’organizzazione del Media International Communication Club. Con il prof. Capasso il vertice ha visto la partecipazione di figure di spicco come il Gran Muftì del Caucaso Allahshukur Pashazade, il Cardinale Pietro Parolin - Segretario di Stato della Santa Sede - e il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni.
Il Segretario di Stato Vaticano, S.E. il Cardinale Pietro Parolin, ha sottolineato l’importanza della convivialità come strumento politico di pace, affermando: “Sedersi a questo tavolo non è un semplice gesto di cortesia, ma un atto di resistenza spirituale alla violenza”.
Il Gran Mufti del Caucaso ha condiviso una testimonianza di pace, evidenziando come il digiuno insegni la disciplina del cuore e l’empatia verso chi soffre: “Portiamo qui la voce dei popoli che desiderano la fine delle ostilità - ha dichiarato - e questo incontro dimostra che quando le fedi dialogano, i muri cadono”.
Il Rabbino Di Segni ha sottolineato la forza dei simboli condivisi e ha espresso apprezzamento per l’iniziativa: “In una stagione di profonde tensioni, il valore della convivialità assume un significato profetico”, ha osservato.
Il Segretario generale Michele Capasso ha sottolineato l’importanza dell’evento ricordando manifestazioni simili organizzate dal 1997 dagli “Stati Uniti del Mondo”: per l’occasione è stato realizzato un numero speciale del periodico “Osum” con un intervento del SG Capasso.
L’Ambasciatore dell’Azerbaigian presso la Santa Sede, S.E. Ilgar Mukhtarov, ha preso la parola per sottolineare la storica tradizione di convivenza pacifica e armoniosa tra diverse religioni e nazionalità in Azerbaigian. Ha ricordato che lo Zoroastrismo fiorì un tempo sul loro suolo, seguito dalla nascita del Cristianesimo nella tradizione albano-caucasica. Tra il VII e l’VIII secolo, l’Islam iniziò a diffondersi. Oggi, il popolo azerbaigiano è orgoglioso di portare avanti questa eredità di tolleranza e diversità religiosa.
Anche l’Ambasciatrice del Marocco presso la Santa Sede, S.E. Rajae Naji El Mekkaoui, ha preso la parola durante l’evento, sottolineando l’importanza della serata e ringraziando tutti coloro che hanno contribuito al suo successo.
All'evento, che guarda alla costruzione della pace attraverso il dialogo interreligioso, hanno preso parte centocinquanta personalità, tra le quali una cinquantina di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. La grave situazione internazionale è stata al centro delle dichiarazioni di Parolin con i giornalisti, a margine dell'evento: "La Santa Sede parla con tutti. Quando c'è bisogno parla anche con gli americani, parla con gli israeliani, e fa presente loro quelle che secondo noi sono le soluzioni di questa immane tragedia che si sta consumando e che rischia di allargarsi sempre di più invece di contenersi", ha sottolineato il cardinale Segretario di Stato, che si è soffermato anche sull’uccisione ieri in Libano di padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, accorso a soccorrere un parrocchiano e poi morto in un successivo bombardamento. Il Papa, sempre ieri, ha espresso il suo “profondo dolore” per la scomparsa del religioso e “per tutte le vittime dei bombardamenti di questi giorni in Medio Oriente, per i tanti innocenti, tra cui molti bambini”. “Purtroppo – ha evidenziato Parolin - anche la Chiesa è vittima di questa situazione, non siamo esenti, non siamo immuni da tutto questo e dalle sofferenze della popolazione”.
Il Segretario di Stato ha ribadito poi l’importanza degli strumenti della diplomazia, “che sono gli strumenti della parola, che sono gli strumenti della ragione, che sono gli strumenti della saggezza” ma ha ammesso che non sempre questa via viene accolta. “Non abbiamo strumenti coercitivi - ha proseguito - per imporre la nostra visione delle cose. Continuiamo ad insistere su quelli che sono i principi fondamentali che devono reggere la convivenza civile e pacifica tra i popoli”. È necessario continuare a “seminare” parole di pace “sperando che facciano presa nei cuori”.
Sul rischio di non avere più una presenza cristiana in Terra Santa e nel Medio Oriente in genere, il porporato ha affermato che è un rischio sempre denunciato dalla Santa Sede. “Certamente il fatto della guerra, il fatto della destabilizzazione, il fatto dei conflitti, l'odio che aumenta, certamente non favorisce – ha evidenziato il cardinale - una presenza dei cristiani, quindi questo è il motivo ancora di più di preoccupazione”.
Anche su quanto sta avvenendo a Cuba, il cardinale Parolin ha sottolineato che è stato fatto tutto quello che andava fatto. “Abbiamo visto il Ministro degli Esteri - ha spiegato - e abbiamo fatto i passi necessari sempre in vista di una soluzione dialogata dei problemi che esistono”.
"L'iniziativa cade in un momento di straordinaria coincidenza simbolica: il mese di marzo 2026 vede infatti intrecciarsi i tempi sacri delle tre grandi religioni monoteiste", hanno ricordato i promotori de "Il Tavolo del Ramadan - Iftar", riferendosi al Ramadan, alla Quaresima e al Purim. "Mentre fuori dai palazzi della diplomazia il mondo affronta sfide drammatiche come la fame, la corruzione e l'instabilità economica, il 'Tavolo' torna a riunire attorno a un'unica mensa le massime autorità spirituali e civili".
